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  Basilica paleocristiana  
  Basilica paleocristiana Il primo affermarsi del Cristianesimo a Paestum è molto precoce ed è documentato a partire dal 344 d.C. Già nel V, VI secolo, l'antica colonia romana diventa sede vescovile: è a questo stesso periodo che deve riportarsi l'imprecisata origine dell'edificio cristiano nato, nell'ipotesi di Gabriele De Rosa, come "basilica aperta" e in un secondo momento trasformata in "basilica chiusa", nella forma cioè che conosciamo.

Dopo un periodo di relativa prosperità, anche Paestum, come tutta l'Italia, conobbe il flagello delle invasioni barbariche: devastata dalle invasioni saracene, la città, un tempo fiorente, fu completamente distrutta e "ridotta a campo a seminarvi biade". Questi eventi determinarono un lento ma inesorabile abbandono della città da parte della popolazione, che migrò verso l'interno cercando rifugio nei monti circostanti, specie sulla prospiciente collina del "Calpazio". Anche la sede vescovile fu trasferita da Paestum al nuovo centro di Capaccio, sebbene i vescovi continuarono a dirsi "pestani" fino al XII secolo.

Il territorio pianeggiante fu abbandonato a se stesso, e conobbe un lungo periodo di miseria e desolazione, di abbrutimento e degrado sia ambientale che umano che si prolungò fino al '700. Lo stato del territorio selvaggio, paludoso, malarico, e della popolazione inselvatichita, imbarbarita, ridotta ad una massa di "latrones alique scelerati homines", ci è documentato dalle "relationes ad limina" (resoconti al soglio papale) dei vescovi caputaquensi del XVII e XVIII secolo. E' proprio da questi resoconti che riceviamo i pochi cenni sulle vicissitudini storiche della Basilica. Nella testimonianza dei vescovi secenteschi, l'antica cattedrale , intitolata all'Annunciazione della Beata Vergine, compare come estremo resto dell'antico splendore della città pestana.
Essa rimane infatti un centro religioso di grande richiamo, in cui i fedeli, secondo la tradizione, affluiscono in massa, e dove i vescovi che si succedono convengono nel giorno dell'Annunziata per celebrare solennemente tale festività religiosa.

Le sue strutture antichissime appaiono tuttavia deperite ed in rovina, tanto da richiedere successivi e ripetuti recuperi e restauri. Fondamentale, a questo proposito, è la testimonianza del vescovo Andrea Bonito nella sua relazione del maggio 1862. Il Bonito, infatti, non solo afferma di aver egli stesso provveduto a restaurare la Basilica per salvarla dall'imminente rovina, ma fa riferimento ad un precedente rifacimento rinascimentale operato dal vescovo Ludovico Podocataro intorno all'anno 1504. Tale intervento avrebbe comportato in parziale interramento della chiesa con elevazione dell'originario livello del pavimento di m. 1,10. Ma il "vero restauratore" della basilica - come il De Rosa lo definisce - fu solo Agostino Odoardi, vescovo della diocesi a partire dal 1729. L'Odoardi descrive lo stato dei luoghi in termini catastrofici, parlando di una popolazione abbrutita - tanto da negare la sepoltura ai cadaveri gettandoli nel fondo delle valli - e di una cattedrale praticamente inesistente, in rovina, "fere collapsa", più somigliante ad un "profanus locus" che ad una chiesa; ridotta a stalla e a rifugio dei predoni, priva di ogni suppellettile sacra.

Colpito da questo stato di cose, consapevole dell'urgente necessità di un luogo di culto per i braccianti, i pastori e i mandriani che formavano la popolazione pestana, ed in parte stimolato dalla "riscoperta di Paestum" che proprio in quegli anni si compiva, l'Odoardi decise di rifare la chiesa "a fundamentis".
Il Pavimento fu ulteriormente sollevato di m. 1,80 sulla quota originaria; l'antica fisionomia fu profondamente alterata con pilastri di stile settecentesco che inglobarono il primitivo colonnato.La facciata fu rifatta con ornamenti settecenteschi e subì l'innalzamento del portale d'ingresso, che fu così livellato rispetto all'ultimo pavimento. Un campanile a vela fu costruito sul fianco della chiesa e sono giunte a noi due campane che vi furono montate: una con data 1732 (sitrova presso l'ingresso); mentre la seconda è tuttora montata sulla cappella adiacente alla chiesa.

Solo i recenti restauri dell'anno 1968, compiuti dalla Soprintendenza ai monumenti di Napoli per sollecitudine dei Padri Vocazionisti ed in particolare del Rev. Ercole Alfieri, hanno portato alla luce le primitive strutture della Basilica, anche se ormai inserita in un complesso architettonico che è frutto delle varie, successive manipolazioni.
Importante, sempre nel '700, è da ritenersi l'aggiunta del "palatiolum" adiacente alla chiesa, fatto costruire nel 1750 dal vescovo Antonio Raimondi, successore dell'Odoardi. Tale palazzetto, che servì come abitazione dei vescovi resta ancora oggi come un bell'esempio di eleganza del secolo in cui fu costruito.
 
 
   
 
 
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